Molti eventi della nostra vita sembrano casuali.
Un incontro inatteso, una parola che arriva al momento giusto, una strada che si apre quando tutto sembrava fermo.
La visione meccanicistica ci ha insegnato a considerare queste esperienze come semplici coincidenze, ma Carl Gustav Jung, le chiamò in un altro modo: sincronicità.
Eventi apparentemente scollegati che, in realtà, sono uniti da un significato profondo.
Se osserviamo la nostra vita a ritroso, possiamo riconoscere un filo invisibile che collega ogni esperienza, ogni scelta, ogni incontro. Nulla è isolato, tutto partecipa a una rete di relazioni che si evolve insieme a noi.
Non siamo spettatori passivi della realtà.
Siamo parte attiva di questo processo.
Ogni pensiero, ogni decisione, ogni cambiamento interiore modifica la rete sincronica in cui siamo immersi e ci apre nuove possibilità.
Comprendere questo non significa controllare la vita, ma imparare a riconoscere il suo linguaggio.
Le sincronicità non sono eccezioni, sono il modo in cui la vita ci orienta.
Quando iniziamo a riconoscerle, smettiamo di sentirci separati dagli eventi e comprendiamo di essere parte di un ordine più grande, in continuo movimento e continua creazione.
Patrizia Pezzarossa



