La vita non parla solo con frasi, parla attraverso configurazioni e archetipi. 


Non usa un solo linguaggio, ma molti nomi, numeri, incontri, immagini, età, gesti; e quando più elementi convergono attorno allo stesso centro, non è più un evento isolato, diventa un messaggio strutturale.

Il 21 (gli anni di Ilia Malinin) è un numero di compimento cosciente, è il Mondo nei tarocchi..
E se osservi la data del salto backflip: 9-2-2026 – 9 + 2 + 2 + 0 + 2 + 6 = 21
Ancora una volta, il 21 emerge.

Il suo salto mortale potrebbe anche essere la visualizzazione del salto interiore che tutti dovremmo fare, salto quantico.
Siamo nel 2026, anno 1, nuovo inzio!

Nella simbologia classica, il 21 è l’Uomo tetragono, colui che ha stabilizzato i quattro lati della propria struttura: corpo, mente, cuore e spirito e non è più in balia delle oscillazioni.
Ha trovato un asse (il suo salto mortale).

Il fatto che Ilia abbia 21 anni mentre compie un gesto archetipico dell’Appeso e poi attraversi anche la sconfitta del giorno dopo con umiltà, dicendo “ho sbagliato tutto”.  Non è un dettaglio secondario.

” … avvegna ch’io mi senta ben tetragono ai colpi di ventura” (Dante Alighieri Paradiso Canto XVII)

È la rappresentazione vivente di una soglia: la maturità non come età anagrafica, ma come qualità dell’essere.
E ciò che accade fuori spesso rispecchia un passaggio che avviene dentro.

Nasciamo a testa in giù ed è uno dei simboli più perfetti che la vita abbia inscritto nel corpo.

Prima ancora di respirare, prima ancora di vedere, il nostro primo gesto è un capovolgimento.
La testa, che rappresenta la coscienza, scende verso la terra, il corpo segue.
È un passaggio, non solo biologico, ma simbolico: entriamo nel mondo attraverso un’inversione.
Nascere a testa in giù (12) e poi trovare il proprio asse (21).
Il 21 è l’archetipo del compimento, il Mondo: l’integrazione, la stabilità, l’Uomo tetragono, colui che ha attraversato la prova ed è tornato in posizione eretta.

L’Appeso dei Tarocchi non è altro che il ritorno consapevole a quella condizione originaria ma con una differenza fondamentale:
il neonato è capovolto senza saperlo, l’iniziato accetta il capovolgimento sapendolo.
Questo simbolo così potente non rappresenta la morte, è una seconda nascita ma nella coscienza.

Cambiare prospettiva e proseguire.

Questo è esattamente il movimento dell’Appeso quando si compie.
Non resta sospeso per sempre, la sospensione serve a vedere, poi si ritorna in posizione eretta, ma con occhi diversi.

Non si torna indietro, si prosegue, ma da un altro livello di coscienza.

E c’è una verità che conosciamo per esperienza diretta: i segnali non arrivano per convincere.
Arrivano quando qualcosa dentro è già pronto a riconoscerli.
Vederli è già attraversare la soglia.

Patrizia Pezzarossa
®Riproduzione consentita con citazione della fonte.

IL MATTO E L’APPESO – IL MONDO NON PUÒ AVERE CONFINI

E se l’Appeso parlasse?

 

NUMEROLOGIA DEL NUOVO MILLENNIO

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