C’è un’immagine semplice, ma potentissima, che Georges Ivanovich Gurdjieff utilizzava per descrivere l’essere umano.
Una carrozza.
La carrozza è il corpo.
Il cavallo è l’istinto, la forza vitale che muove tutto.
Il cocchiere è la mente, con i suoi pensieri e le sue emozioni.
E poi c’è il passeggero, l’Anima, o chi lo definisce Spirito.
È colui che conosce la direzione.
Ma c’è un problema.
Nella maggior parte dei casi, il passeggero non è presente.
Non c’è una connessione.
Il cavallo corre dove vuole, seguendo impulsi, paure, desideri.
Il cocchiere, che dovrebbe guidare, si lascia trascinare, convinto di avere il controllo.
E la carrozza… semplicemente va, senza sapere dove.
Quasi tutta l’umanità vive in questo stato.
Si crede di essere il cavallo — reattivi, istintivi.
Oppure il cocchiere — razionali, convinti di scegliere.
Ma raramente ci si accorge del passeggero.
Eppure è lì che risiede la possibilità di una direzione.
In alcuni insegnamenti si dice che il “padrone” non sia nemmeno presente.
perché l’essere umano non è ancora collegato a ciò che è davvero.
Senza questo collegamento, non c’è guida.
C’è solo movimento.
E allora la domanda non è filosofica.
È estremamente concreta.
Chi sta guidando la tua carrozza, adesso?
Perché finché questo collegamento non avviene, la vita accade.
Quando avviene, inizia il vero viaggio.
Dobbiamo solo ricordare (ricordo di sè) e riconnetterci a chi sa già la strada.
Patrizia



