Il personaggio della Befana e la sua festa affondano le radici nei culti più antichi legati alla Dea Madre, alla ciclicità della natura e ai riti agricoli di fertilità e rinnovamento. Molto prima di diventare una figura folcloristica, la Befana era il volto simbolico di una sapienza arcaica che celebrava la vita, la morte e la rinascita della Terra.
Il tempo sacro tra Natale ed Epifania
In numerose culture ed epoche, i giorni che vanno dal Natale al 6 gennaio erano considerati sacri perché segnano la conclusione del solstizio d’inverno. Per i popoli la cui sopravvivenza dipendeva dai raccolti, la fine del buio e il ritorno graduale della luce rappresentavano un evento di importanza vitale, carico di significati simbolici e spirituali.
Il sole che rinasceva annunciava la promessa di una nuova stagione fertile, ed era quindi celebrato con feste, riti e processioni.
Divinità del dono e della rinascita
Nel grande Nord europeo si narrava che Odino, in questo periodo dell’anno, percorresse il cielo mentre le giornate iniziavano ad allungarsi, portando doni agli uomini.
Nell’antica Grecia era invece Era a solcare il cielo durante i dodici giorni solstiziali, dispensando abbondanza e protezione.
In Egitto, il 6 gennaio si celebrava la nascita del dio Eone, con solenni processioni lungo le sponde del Nilo. Presso i Celti, statuette raffiguranti Epona, dea amazzone, venivano collocate nelle stalle per proteggere gli animali e favorire la fertilità della terra e l’abbondanza dei raccolti.
La Befana come Madre Natura
Nella tradizione rurale italiana, la Befana incarna progressivamente la figura di Madre Natura, celebrata nel momento in cui la natura muore simbolicamente per rinascere.
La dodicesima notte dopo il Natale, Madre Natura, stanca per aver nutrito l’umanità per un intero anno, assume le sembianze di una vecchia. Questa figura viene simbolicamente bruciata, come un ramo secco, affinché dalle sue ceneri possa nascere una nuova Natura, giovane e vitale, pronta a donare nuovamente la vita alla terra.
Prima di andarsene, però, la vecchia distribuisce i semi del futuro. È per questo che in molte regioni italiane sopravvivono riti purificatori: si fanno rumori assordanti battendo pentole, oppure si accendono grandi falò in cui viene bruciato un fantoccio dalle sembianze di una strega.
I doni della terra
Essendo immagine della Madre Terra, la Befana è dispensatrice di frutti e doni semplici: fichi secchi, noci, castagne, mele, alimenti simbolicamente legati alla terra e alla sopravvivenza. Solo in epoca moderna questi doni sono stati sostituiti da dolciumi industriali.
Dalla Dea alla strega
Con il passare dei secoli, e soprattutto sotto l’influenza del Cristianesimo, la Befana perde gradualmente la sua connotazione benevola. I rituali pagani legati alla fertilità vengono condannati come pratiche demoniache.
Nel Medioevo, periodo segnato da paure e superstizioni, la dimensione magica trasforma una divinità della fertilità in una vecchia strega, malvagia e dissoluta, associata a Satana.
Il mito romano di Diana, dea notturna e dell’abbondanza, che sorvolava i campi appena seminati per renderli fertili, viene così deformato: le donne che l’accompagnavano diventano streghe brutte, sdentate, dai capelli arruffati e dagli abiti cenciosi. Nasce così l’iconografia della Befana che conosciamo oggi.
La notte tra il 5 e il 6 gennaio
La Chiesa cristiana, insieme alla fantasia popolare, contribuì alla diffusione della credenza secondo cui queste streghe solcassero il cielo a cavallo di una scopa nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, per compiere sortilegi.
Poiché una dea buona non poteva trasformarsi completamente in una figura malvagia, nella tradizione popolare i due aspetti continuarono a convivere. La Befana divenne così una figura ambivalente: benevola e generosa, ma anche severa e punitiva verso chi non rispettava le regole.
Da rito a festa popolare
Fino alla fine del Cinquecento, la Befana non è ancora una figura unica, ma soprattutto una festa. Una celebrazione collettiva fatta di fuochi, musica e danze, per esorcizzare le paure dell’inverno e invocare un nuovo ciclo di abbondanza.
Nel Seicento si credeva ancora che esistessero due Befane, una buona e una cattiva. Con il tempo queste due figure si fondono in una sola, capace di contenere entrambe le polarità.
Da quel momento la Befana diventa definitivamente una figura folcloristica, amata dal popolo, una vecchia dall’aspetto spaventoso ma dal cuore buono, che porta doni ai bambini obbedienti e carbone — simbolo del peccato e della trasgressione — a chi non si è comportato bene.
Ancora oggi, dietro il suo sorriso sdentato, la Befana continua a raccontarci una storia antichissima: quella del ciclo eterno della natura, della morte che prepara la rinascita, e della saggezza profonda custodita dalle tradizioni popolari.
Fonte: www.kurokumoryu.wordpress.com

