Ci sono momenti in cui un gesto umano diventa Simbolo di qualcosa di molto più grande.
Non è più solo un atto fisico, non è più solo un movimento nello spazio: è un varco.
Il giovane pattinatore Ilia Malinin ha eseguito un salto proibito per quasi cinquant’anni.
Un salto che non era solo una sfida alla gravità, ma ai limiti imposti dalla paura, dalle regole, dalle abitudini.
In quell’istante, il ghiaccio non era più una superficie era diventato un cielo.
Ma ciò che più colpisce non è la difficoltà tecnica.
È l’immagine archetipica che quel gesto ha rivelato: l’uomo capovolto tra cielo e terra
È l’archetipo del Matto e contemporaneamente dell’Appeso.
Il Matto, perché osa ciò che non è garantito.
L’Appeso, perché accetta di capovolgere la prospettiva.
Quando il corpo è capovolto, il cuore si trova sopra la testa.
Non è più la mente a guidare, ma il centro pulsante.
In quell’istante, il limite smette di essere un confine e diventa un passaggio.
Ilia gareggia per gli Stati Uniti, ma le sue radici appartengono a un’altra tradizione, quella Russa, i suoi genitori sono russi.
Il suo gesto ha unito ciò che gli uomini cercano continuamente di separare. La verità è semplice.
Il talento non ha nazionalità.
La coscienza non ha confini.
L’anima non appartiene a nessuna bandiera.
Quando un essere umano supera un limite interiore, non libera solo sé stesso, apre una possibilità per tutti.
Ogni volta che qualcuno osa ciò che sembrava impossibile, l’intero campo del possibile si espande.
Il mondo non può avere confini, se non quelli che accettiamo di credere reali.
E forse siamo qui proprio per questo: non per restare entro i limiti, ma per scoprire che non sono mai esistiti.
Patrizia Pezzarossa
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