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DONNE SCIAMANE PONTE TRA I MONDI

La figura dello sciamano non è solamente maschile. Anzi, le donne possono essere ottime sciamane grazie alle loro caratteristiche di fluidità e recettività. Possono infatti spostare più agevolmente il flusso d’energia e sono maggiormente in risonanza con campi energetici di cui la maggior parte dell’umanità neppure sospetta l’esistenza.

La formazione delle donne sciamane passa attraverso le stesse tappe d’iniziazione degli uomini e, secondo Don Juan — lo sciamano che ha trasmesso le sue conoscenze a Carlos Castaneda — “in assoluto esse hanno un leggero vantaggio”, poiché, contrariamente agli uomini, utilizzano con maggiore naturalezza l’emisfero destro, più recettivo e sensibile alle immagini che alle parole, e capace di percepire l’insieme piuttosto che il dettaglio.

La donna, tuttavia, è spesso legata a una serie di compiti — il marito, il lavoro, i figli — che le impediscono di dedicarsi completamente a questo percorso. È per questo motivo che molte donne si avvicinano a questo cammino solo dopo una certa età, quando il tempo torna ad appartenere loro.

Nel libro Il secondo anello del potere, Castaneda riporta una spiegazione molto interessante sulle caratteristiche della donna:

“Il vento si muove dentro il corpo di una donna, perché le donne hanno l’utero. Una volta dentro l’utero, il vento ti dice le cose da fare. Più calma e rilassata sta la donna, migliori sono i risultati. Si può dire che, d’un tratto, la donna si trova a fare cose che non aveva idea di saper fare”.

Esistono quattro tipi di venti associati alle quattro direzioni: la brezza è l’est, il vento freddo è l’ovest, il vento caldo è il sud e il vento duro è il nord. Ognuno di questi venti possiede una propria personalità: la brezza è gaia, agile e mutevole; il vento freddo è cupo, malinconico e pensieroso; il vento caldo è felice e spensierato; il vento duro è energico, impaziente e imperioso.

“Ogni donna deve trovare il proprio vento, e il modo migliore per scoprirlo è restare in silenzio, senza parlare a se stessa. Così sarà il vento a trovare lei. Le donne apprendono più velocemente se si aggrappano al loro specifico vento, ed è questo il motivo per cui apprendono più facilmente dell’uomo”.

Ogni singola donna incarna il principio femminile ed è un tunnel di connessione tra due mondi: il manifesto e il non manifesto, il Tonal e il Nagual. In questo consiste la sua funzione di nutrice, funzione di cui molte donne non sono consapevoli, poiché la riducono esclusivamente alla maternità biologica.

Secondo Don Juan, l’essere femminile deve ritornare consapevolmente a essere questo canale di unione, trasformando se stessa, lavorando incessantemente sul proprio corpo e imparando a utilizzare l’immensa fonte d’energia presente nell’utero.

La donna sciamana è profondamente legata alle forze della terra. Le impara a conoscere e a utilizzare per oltrepassare le porte dimensionali e accedere ad altri mondi.


L’incontro con le sciamane in Nepal

Durante il mio viaggio in Nepal, nel 1999, ho avuto l’opportunità di incontrare alcune donne sciamane.

La prima era buddhista e veniva considerata una grande guaritrice. A giudicare dal numero di persone che attendevano il proprio turno, era molto richiesta. Siamo rimasti per poco tempo, abbiamo assistito a un rito e poi, ringraziando, abbiamo salutato.

La seconda sciamana, Mailhi (spero di scrivere correttamente il suo nome), era induista. È la donna che vedete nelle fotografie. Abbiamo trascorso la serata con lei e ne conservo un ricordo molto bello. Era una persona serena e sorridente, e i suoi occhi ridevano anche quando il suo volto era serio.

Il marito, che vedete era un Lama tibetano e aiutava Mailhi nella preparazione dell’altare per il rituale.
La prima ora trascorse osservando i suoi gesti delicati mentre preparava l’altare delle offerte alle divinità che avrebbero assistito al rito di guarigione. Recitava sottovoce mantra benedicenti.

Su una ciotola di ottone colma di riso metteva dei bastoncini, erano uniti da un filo che si intrecciava attorno a essi come una ragnatela, con evoluzioni ripetute tra un bastoncino e l’altro. La preparazione richiese tempo e pazienza.

Il riso ricorre sempre nelle pratiche sciamaniche nepalesi. Viene fatto piovere sulla testa del paziente per purificarlo prima del rito di guarigione e viene offerto alle divinità che presiedono la cerimonia.
Dopo la preparazione dell’altare, arrivò Mailhi. Ci salutò cordialmente. Eravamo un gruppo di undici persone. Era presente anche una donna con in braccio un bambino di circa tre anni: era il paziente da curare.


Il rito

Mailhi iniziò il rito della vestizione. Aiutata dal marito, indossò la lunga veste bianca, i mala di rudraksha — che preservano dagli sbalzi energetici durante il viaggio sciamanico — il copricapo adornato con piume di pavone e, infine, il tamburo.

Il Dyangro è l’oggetto sciamanico per eccellenza. Agli occhi di un profano può sembrare un semplice oggetto di legno e pelle di capra, ma per lo sciamano rappresenta il cielo, la terra e il mondo sotterraneo: il luogo di incontro delle forze misteriose e il campo di battaglia dell’eterna lotta tra il bene e il male.

Durante la puja, la cerimonia di guarigione, Mailhi suonò ininterrottamente il tamburo. A volte era seduta davanti all’altare, altre volte si alzava e danzava nello spazio rituale.

Il suono del Dyangro non è un suono ordinario. Per lo sciamano è un suono divino. Le note formano una scala musicale che permette di salire verso il mondo ultraterreno. Il tamburo scandisce non solo il ritmo della danza, ma anche il dialogo intimistico tra lo sciamano e le entità.

È una conversazione fatta di mantra, formule magico-religiose, un linguaggio sacro che esprime il potere creativo della parola.

Mailhi utilizzava non solo il nepalese, ma anche il tibetano, il sanscrito e quella che viene chiamata la “lingua degli dei”, utilizzata esclusivamente in contesti magico-liturgici.


L’acqua e la guarigione


Terminato il rito di connessione con il divino, Mailhi era pronta per operare la guarigione.
Nella fotografia la vedete porgere un bicchiere al bambino.
Nel bicchiere c’era semplicemente acqua. Ma prima di offrirgliela, Mailhi aveva soffiato un mantra sull’acqua, trasmutandola in acqua guaritrice.

Il potere della guarigione veniva trasmesso attraverso l’acqua.
L’acqua memorizza le parole e si trasforma in base alle vibrazioni che riceve.
Masaru Emoto ha portato alla luce questo fenomeno, mostrando come il pensiero e la parola possano influenzare la struttura dell’acqua.Gli sciamani lo sanno da millenni. Lo hanno sempre saputo.

Perché le origini dello sciamanesimo si perdono nella notte dei tempi.

Patrizia Pezzarossa

*(I mala sono composti da 108 rudraksha, Elaeocarpus ganitrus, occupano un posto molto speciale nell’induismo perchè si crede possiedano proprietà medicinali, mistiche e astrologiche. Si tratta del seme di un grande sempreverde della famiglia delle tiliaceae che cresce nella piana gangetica fino alle propaggini dell’Himalaya, in buona parte del Sudest asiatico e in Nepal.)

 

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